Daniele Petruccioli
Alla fine degli anni Ottanta, Antonio Tabucchi ha intitolato “Amazzonia di carta” un articolo su un bel libro di Silvano Peloso a proposito dell’immaginario amazzonico. Da artista e da studioso dei mondi di lingua portoghese, sapeva che i luoghi più risonanti vibrano soprattutto nell’immaginario. Che più un luogo è speciale più produce parole, canzoni, storie. Come quelle del bacino amazzonico: risalendo il Rio dalla foce verso Manaus, attraverso il verde rigoglioso della vegetazione e il chiarore magico dell’umidità concentrata, è possibile ripercorrere, in maniera non lineare ma per parole chiave, l’essenza prima e ultima dello scenario amazzonico. Così, tra imbarcazioni, mercati, pontili ma anche specchi e bestie il tempo sembra perdersi. Grazie alle voci letterarie di Mário de Andrade e Milton Hatoum, Daniele Petruccioli restituisce al lettore la sua Amazzonia, fatta di amache appese a travi di legno, sapori unici e barlumi di luce nel folto della vegetazione. Un viaggio all’indietro nel tempo, scivolando tra fiumi di carta, in fondo ai quali si rischia di farsi sorprendere alle spalle dal futuro.
traduttore che scrive anche cose sue (Roma, 1970). Laureato in Lingue presso l’Università della Tuscia di Viterbo, collabora con varie case editrici come traduttore da portoghese, francese e inglese. Insegna traduzione dal portoghese e teoria della traduzione presso l’università di Roma Unint. Del 2020 è il suo primo romanzo La casa delle madri (nella dozzina del Premio Strega 2021) a cui nel 2023 è seguito Si vede che non era destino.
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